35.000
mq complessivi di giardini, 250 zampilli, 60 polle d'acqua, 255
cascate, 100 vasche, 50 fontane, 20 esedre e terrazze, 300
paratoie, 30.000 piante a rotazione stagionale, 150 piante
secolari ad alto fusto, 15.000 piante ed alberi ornamentali
perenni, 9.000 mq di viali, vialetti e rampe...
Voluta
dal cardinale Ippolito II d'Este, nominato Governatore civile
della città di Tivoli da papa Giulio III, che lo volle in questo
modo compensare dopo averlo sconfitto nella corsa al soglio
pontificio, la Villa fu elaborata dal napoletano Pirro Ligorio:
questi affidò il restauro del convento benedettino all'architetto
G. A. Galvani, mantenendo per sé la realizzazione del magnifico
giardino.
Il
lavoro compiuto dal Ligorio fu veramente notevole: si trattava di
superare molti problemi pratici e cominciò creando l'alto
terrapieno del giardino, utilizzando le vecchie mura urbane come
contrafforti, scavò sotto la città di Tivoli una galleria lunga
600 m che dal bacino dell'Aniene portava una mole incredibile
d'acqua fino alla vasca sopra la fontana dell'Ovato, convogliò
l'acqua della sorgente Rivelese fino alle cisterne della Villa e
calcolò esattamente quanta acqua ci sarebbe voluta per realizzare
tutti i giochi che aveva in mente, usando solo il principio dei
vasi comunicanti.
Si
avvalse anche della collaborazione di valenti idraulici quali
Giacomo della Porta e Claude Venard, che realizzò l'organo
idraulico. Passata alla morte del cardinale nelle mani dei
parenti, Alessandro e Luigi, passò poi agli Asburgo parenti di
Maria Beatrice, ultima Este: la sua situazione stava degenerando a
vista d'occhio, quando venne parzialmente salvata dal cardinale de
Hohenlohe, che ne rinverdì i fasti ospitando anche il celebre
Franz Liszt.
Nel
1919 (trattato di St. Germain), lo
Stato Italiano ne divenne possessore.
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